Servizio Civile Universale

Piera e i suoi primi mesi a Santo Domingo

Written by Francesca

Ciao a tutti, sono Piera, Luisa, ho 28 anni e nel 2023 ho deciso di dare una svolta alla mia vita, divenuta un po’ monotona, e provare l’avventura del Servizio Civile Universale all’Estero, con la fondazione FVGS, proponendo la mia candidatura per la Repubblica Dominicana. Bene, l’iter di selezione è andato bene e, in seguito alla formazione fantastica in cui ci siamo conosciuti tutti i più di 20 volontari, le peripezie per documenti, visto, 18h di volo di viaggio per Santo Domingo, siamo arrivati in questa terra meravigliosa, dando così il via alla mia esperienza.

Mi trovo a Santo Domingo, capitale della Repubblica Dominicana, un caos di città, per quanto bella possa essere: macchine, motori, guaguas, non hanno tregua. Si vede tanto la differenza con le città italiane a cui siamo abituati: nella capitale si notano esattamente le due facce della moneta, la popolazione più povera e quella più ricca; la capitale è divisa in diverse zone: il distrito nacional, SD est, SD ovest. Io con i miei compagni, viviamo in una via che collega le parti principali, quindi abbastanza trafficata a tutte le ore del giorno e della notte. Le macchine si vedono spesso mancanti di alcune parti, come fanali, parabrezza, cofano, ma nessun problema, né la polizia dice nulla, né loro stessi si preoccupano; dall’altro lato, si vedono Mercedes Benz, Audi, super macchinoni, unico dettaglio: in queste ultime macchine, non vedi le facce delle persone, quindi non vedi le loro espressioni, mentre nelle prime, con i finestrini abbassati, vedi i loro sorrisi, o senti le loro voci che ti mandano “bendiciones” a qualsiasi sguardo incroci.

L’esperienza che sto vivendo qui, si articola tra lavoro di ufficio- ideazione e sviluppo di progetti- e scuola. Ovviamente quella più caratteristica è quella a scuola, perché mi permette di vivere appieno delle emozioni. In ufficio mi trovo bene, sto in un ambiente di Salesiane, ma lì lavorano anche altri ragazzi. Le suore sono molto affettuose, si preoccupano se mangio o non mangio, se sto bene, se mi annoio, se ho fatto merenda; ora che hanno scoperto che mi piacciono dolci di Cocco e di batata, beh, non mancano mai a tavola alle 12:30, ora de ”almuerzo”. Questo è un momento che a me piace molto, perché mi ritrovo a condividere il pasto con queste donnine vestite di bianco, copertissime, nonostante i 30 gradi fissi e l’afa del giorno.

I giorni che aspetto con più ansia durante la settimana sono quelli che passo a scuola, dove il mio gruppetto di marmocchi color cioccolato- che ormai non è tanto distante dal mio colore- mi aspettano con un cuore pieno e braccia aperte, con sorrisi e con tanto di “Profe Pieraaaaa!!”; io confesso che saprò uno o due nomi di loro, nonostante li veda tutte le settimane, però quando ti rivolgi a loro con “corazón” o “mi amor”, ti rendi conto di quanto loro si sentano felici, vengono incontro e mi abbracciano forte, facendomi sentire il loro calore.

Un progetto che mi piace molto e di cui facciamo parte, è quello delle “canillitas”, che sarebbero delle bambine e ragazzine che vivono in situazioni economiche e sociali difficili: alcune sono state vittime di violenza e quindi faticano ad essere accettate nuovamente in società, altre hanno perso i genitori, o uno di loro, vivono con i nonni, altre sono figlie di mamme ragazzine, che si sono ritrovate a dare alla luce e poi si sono separate dal partner. Diciamo che la Repubblica Dominicana, ha avuto un grande sviluppo negli ultimi anni, ma allo stesso tempo, c’è gran parte della popolazione che necessita di educazione; alcune correnti, come il machismo, il patriarcato, sono ancora presenti in fasce della popolazione, e questo fa sì che le donne, siano anche viste con inferiorità. Sicuramente c’è tanto lavoro da fare, e proprio per questo mi sento onorata di stare qua, nonostante vedere e sentire scene, discorsi o commenti, spesso mi faccia rabbrividire; ma sono felice di poter condividere, essere parte di un progetto educativo, poter diffondere ideali, concetti, modi di vedere la vita che per noi, sono scontati, mentre qui no. Mi piacerebbe tornare fra 10 anni e vedere questo contesto cambiato, rinnovato, con più luce.

A me sta comunque rubando il cuore questa esperienza, la gente, i bambini. Mi dispiace un po’ non essere potuta andare a Barahona, che era la mia meta iniziale, però andrò a visitarla, così da poter avere un quadro più completo.

Ci sono tante cose da raccontare, che un solo articolo non basta, per cui, vi lascio con questo anticipo, e chissà, leggerete un sequel presto.

Piera, operatrice volontaria di Servizio Civile Universale in Repubblica Dominicana

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