Servizio Civile Universale

Vivere la curiosità: Primi mesi in Madagascar

Written by Francesca

Scrivo a due mesi esatti dal mio arrivo in Madagascar, in questa strana terra dove si fa benzina col motore acceso e dove non te la prendi se per strada ti urlano “straniero”.

Non te la prendi perché ti accorgi immediatamente di essere la novità e, come tutte le novità, il vasaha (“straniero”, appunto) prima di potersi guadagnare un po’ di fiducia, va guardato, ispezionato e talvolta provocato. Ma questo vale per gli adulti, perché se sei vasaha ma lavori con i bambini, diventa tutto bellissimo: smuovi in loro un’enorme e inspiegata curiosità, i quali, puri e nati senza pregiudizio, hanno un solo modo e anche bizzarro per affrontarla: inondarla di abbracci.

Sono Marlene, ho 25 anni e ho deciso per quest’anno di regalarmi qualche mese di vita vera per scoprire una nuova parte di mondo, ma soprattutto una nuova parte di me.

La sede del progetto al quale sono stata assegnata è Ambanja, una città di trentamila abitanti circa nel nord-ovest del Madagascar e il tema sono l’educazione e la formazione. Lavoro infatti nella scuola “Marie Auxiliatrice” e nel centro giovanile gestiti dalle Suore Salesiane, tutte malgasce, con le quali io e Anna viviamo. È divertente vivere in questa comunità tutta al femminile, perché a parte due o tre suore un po’ più grandi, le altre sono nostre coetanee e condividiamo gli stessi interessi. Poi c’è anche un guardiano notturno e un collaboratore diurno che è il pezzo forte della casa: il “monsieur” tuttofare e soprattutto dal cuore grande. Per rendere l’idea, una mattina in classe due bambini avevano la febbre molto alta, il monsieur li ha caricati sul sedile posteriore della bicicletta e li ha riportati a casa. Temporaneamente vive con noi anche una sarta che sta cucendo le nuove divise per i bambini, e per finire, ci sono delle galline, un gallo, dei conigli, il cane Snoopy, la mucca Calasada e quando siamo fortunati anche dei camaleonti.
Per quanto riguarda la scuola, le classi sono molto numerose (la mia ha quarantotto bambini) e gli insegnanti, suore e laici, sono tutti molto esperti a gestire da soli i bambini pieni di energia e a proporre loro delle attività creative. Il lunedì e il venerdì si indossa la “tenuta di festa”, in occasione del ressemblement (una piccola celebrazione nel giardino dove si canta insieme l’inno nazionale e si prega), il giovedì è il turno della “tenuta di sport”, mentre per i giorni che restano è consigliato il grembiulino giallo.
Mi sento di dire che l’entusiasmo con cui si viene a scuola non è minimamente paragonabile all’Italia, e ha contagiato subito anche me: quando mi sveglio la mattina, l’idea di entrare in classe e fare lezione mi rende sinceramente contenta.

Nonostante ciò, le cose qui non sono sempre facili. Ma penso subito, che “grande scoperta” sarebbe senza ostacoli lungo il cammino?! Ogni ostacolo è una piccola crisi, ma non nel senso italiano: in greco antico crisis significava “scelta”. E allora, è proprio in quei momenti che fai i conti con te stessa e scegli chi vuoi essere!

Marlene, operatrice volontaria SCU in Madagascar

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