Ci sono stati giorni in cui mi sembrava di essere fuori posto. Come se tutto scorresse troppo lentamente, o forse fossi io a non riuscire a stare al passo con questo Paese, con la lingua, con i bambini. Poi, quasi senza accorgermene, qualcosa è cambiato.
Oggi ci sono giorni in cui ho la sensazione di essere qui da sempre.
Sono in Brasile, a Guaratinguetá, da alcuni mesi per il Servizio Civile Universale. È proprio adesso che mi rendo conto di quanto questo tempo mi stia trasformando. Non è stato un cambiamento improvviso, ma un processo lento, fatto di piccoli momenti che si sono accumulati uno dopo l’altro, in silenzio.
Le mie giornate si dividono tra tre progetti educativi Casa do Puríssimo Coração, Casa Betania e Cemari. Luoghi diversi, ma uniti da un’energia comune, qui incontro bambini e ragazzi dai 6 ai 17
anni, ognuno con la propria storia, il proprio modo di stare al mondo, il proprio modo di entrare in relazione.
Nei progetti ormai quasi nessuno usa il mio nome, al suo posto ci sono parole semplici, ma piene di significato: “tia”, “sora”, “dona”.
Le mie giornate iniziano spesso così: “ei tia, olha!” “sora, joga vôlei comigo!” “dona, vamos fazer a oficina de inglês hoje?”
All’inizio mi faceva sorridere, ma mi sembrava qualcosa di distante, quasi a segnare una differenza. Oggi, invece, ogni volta che sento queste parole, mi sento riconosciuta davvero nel nome e nella mia presenza.
Con il passare dei mesi, le relazioni si sono trasformate e sono diventate più profonde, più autentiche.
È stato un percorso fatto di tempo, costanza e piccoli gesti quotidiani.
Uno degli aspetti più significativi di questo legame sono i saluti speciali che ho costruito con molti bambini, piccoli rituali inventati insieme. A volte sono sequenze di gesti con le mani, altre volte movimenti semplicissimi. Non sempre riesco a ricordarli tutti subito, ma ogni volta che i bambini arrivano al progetto mi cercano e nei loro occhi ritrovo la gioia del saluto, del rivedersi. In quei
momenti si rinnova qualcosa di unico, un gesto che esiste solo tra me e loro e che racconta una relazione. Ogni giorno se ne aggiunge uno nuovo.
Un nuovo saluto.
Un nuovo bambino.
Un nuovo pezzo di strada condivisa.
Questa esperienza mi sta insegnando che i legami non nascono da grandi gesti, ma dalla continuità delle cose semplici, dall’esserci ogni giorno, anche quando si è stanchi e quando mancano le parole.
Accanto ai momenti più caotici, fatti di voci, corse e richieste continue, esistono attimi minuscoli ma profondi, come uno sguardo, una mano che ti cerca per giocare, una domanda fatta senza aspettare davvero una risposta.
Sono questi i momenti che restano, quelli che senza fare rumore lasciano il segno.
Oggi posso dire che questo luogo, che all’inizio mi sembrava così lontano, sta diventando piano piano anche un po’ casa.
Veronica, operatrice volontaria di Servizio Civile Universale in Brasile

