Servizio Civile Universale

Tonga Soa: i primi mesi in Madagascar di Alessia

Written by Francesca

Sono sdraiata sul letto della mia camera e ripercorro mentalmente questi cinque mesi in Madagascar, ormai casa mia.
Mi sembra ieri quando, il 16 settembre 2025, ho chiuso definitivamente le mie valigie e mi sono recata in aeroporto. Ho cenato per l’ultima volta con la mia famiglia: avevo chiesto di arrivare un po’ prima perché volevo che la mia “ultima cena” fosse da McDonald’s, con un Happy Meal e il mio immancabile toast.
Dopo gli ultimi saluti e gli ultimi abbracci mi sono avviata verso la zona controlli.
Stranamente non ho pianto, nemmeno una lacrima: sapevo che ogni partenza è solo l’inizio di qualcosa di bello.
Durante il volo non riuscivo a staccare lo sguardo dal finestrino, impaziente di vedere finalmente Antananarivo, la città che mi avrebbe accolta e ospitata per i successivi nove mesi. Ogni nuvola sotto di me sembrava avvicinarmi sempre di più a questa nuova avventura.
Ad accoglierci in aeroporto c’erano Suor Monique e Suor Dora, con un sorriso enorme stampato sulle labbra. L’accoglienza è stata subito calorosa: “Tonga soa!” dicono qua, “Benvenuto!”. Fin dal primo momento mi sono sentita parte di questo luogo.
Atterrare a Tana è stato come varcare la soglia di un mondo nuovo. Il caos della capitale colpisce subito: il traffico incessante, i clacson, le strade affollate e sempre piene di vita, gli zebù che pascolano ai margini, il rosso intenso della terra che contrasta con il verde acceso delle risaie, gli odori e i colori dei mercati.
Le giornate qui sono intense, piene e varie, eppure i mesi sembrano volare. Allo stesso tempo ho la sensazione di essere qui da sempre.
Il cuore della mia quotidianità è il centro di alfabetizzazione ASAMA, frequentato da ragazzi tra i 10 e i 16 anni. È un lavoro impegnativo, che richiede pazienza ed energia, ma profondamente gratificante: la fatica sparisce davanti ai loro sorrisi.
Il martedì è diventato il mio giorno preferito della settimana. Lavoro nel carcere minorile femminile e quelle due ore con le ragazze sono uno spazio di leggerezza e condivisione che aspetto ogni settimana con gioia. “Misaotra, Alessia, fa eto ianao” – Grazie, Alessia, per
essere qui. E in quel grazie c’è tutto. Una frase semplice, che mi ricorda quanto la presenza, anche silenziosa, possa fare la differenza.
Aspetto con la stessa gioia anche il venerdì mattina, quando il piccolo N. mi accoglie sull’uscio del cancello dell’asilo con il suo immancabile “Maîtresse, bisou!”. Con i bambini basta poco: uno sguardo, un sorriso, una mano che cerca la tua.
In Madagascar ho imparato a rallentare, lasciandomi guidare dal ritmo del “mora mora”. La corrente che va e viene, l’acqua che a volte manca, i tempi lunghi e l’attesa diventano una vera lezione di vita: si impara ad apprezzare le cose semplici, a ridimensionare i problemi e a vivere davvero il presente.
Non mi sarei aspettata di innamorarmi di questa città così in fretta. Antananarivo è caotica, complessa e dura, ma profondamente autentica. So già che pensare al ritorno, quando arriverà, sarà difficile.
In questi mesi ho riscoperto la gioia delle piccole cose: rincorrere un pallone, giocare ad acchiapparella, inventare parole buffe, darsi nomignoli divertenti, ridere fino a non riuscire più a respirare. Momenti piccoli e semplici, ma così pieni di vita da ricordarmi quanto sia facile essere felici quando ci si lascia andare.
Madagascar: piccola isola dove gentilezza, cura e affetto si intrecciano nei gesti quotidiani. E io, ormai, mi sento parte di questa magia.
Misaotra betsaka, Madagasikara.

Alessia. operatrice volontaria di Servizio Civile Universale in Madagascar

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