“Il passo più importante l’hai già fatto. Hai scelto te stessa.”
Rileggo oggi queste parole, scritte in una lettera a me stessa prima di partire, e mi emoziono. Perché quella ragazza che si sentiva un po’ persa, con un futuro ancora da definire ma con un desiderio fortissimo di felicità, non immaginava che la risposta sarebbe arrivata a migliaia di chilometri da casa, tra i colori e i suoni della Repubblica Dominicana.
Quando ho fatto domanda per il Servizio Civile, in realtà ero già partita. Il cuore aveva già fatto le valigie. Sognava Santo Domingo, il calore della gente, le strade piene di bachata a ogni ora del giorno, una terra che ho sempre sentito vicina. Non sapevo cosa avrei trovato, ma sentivo che dovevo andare.
Oggi posso dirlo con certezza: Santo Domingo è diventata casa.
La scuola di Cristo Rey è il luogo dove il mio cuore riposa, circondata dall’energia e dall’amore di 523 bambini e ragazzi. L’ufficio della casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice è lo spazio in cui il sorriso delle suore mi dà la forza per affrontare ogni giornata. E il sabato, alla scuola di Madre Mazzarello, incontro bambine che la società troppo spesso considera fragili, ma che in realtà sono le più forti e “valientes” che io abbia mai conosciuto.
Le mie giornate sono piene. Mi occupo di attività diverse, ognuna capace di regalarmi soddisfazioni nuove. Quando sono partita non avevo esperienza all’interno di una scuola. Avevo solo la voglia di mettermi in gioco. Qui ho capito che, per essere all’altezza, basta molto meno di quanto pensassi: basta donare amore.
I bambini sono il motore di questa esperienza. Non chiedono altro che essere ascoltati, abbracciati, guardati negli occhi. Ti aspettano seduti in aula, per darti un benvenuto tutte le mattine in coro, riempiono i corridoi di voci e risate, fanno domande curiose sull’Italia e vogliono sapere perché hai scelto di essere lì, insieme a loro. All’asilo fanno la fila per venire in braccio e mi regalano “piante” costruite con le pietre del cortile dell’asilo, come se fossero doni preziosi. È difficile descrivere la felicità che provo ogni giorno: torno a casa stanca, ma con il cuore pieno.
Con il progetto “Canillitas” lavoro con bambine provenienti da quartieri molto poveri della città, come La Ciénaga e Guachupita, lungo il Rio Ozama, il più contaminato del Paese. Ogni sabato cercano, insieme a noi, di dimenticare per qualche ora le difficoltà quotidiane attraverso il gioco e le attività educative. Io provo ad arrivare a loro attraverso la musica, insegnando strumenti e canzoni.
È un linguaggio che unisce, che cura, che dà voce anche a chi fatica a raccontarsi.
Questa terra mi ha accolta tra le montagne di Jarabacoa e il Mar dei Caraibi, tra i colmados pieni di persone che bevono cervezas , il Malecón dove si balla merengue e si gioca a domino, le guaguas dove per scendere bisogna urlare al chofer, il carretto dell’aguacate e del coco che attraversa le strade. Ogni giorno resto incantata. Ogni giorno mi sento un po’ più parte di tutto questo.
Nella lettera che avevo scritto prima di partire mi dicevo:
“Non avere paura. Quando ti sentirai smarrita, guarda negli occhi di quei bambini. Lì c’è il motivo per cui sei partita.”
Avevo ragione.
Perché è proprio lì, nei loro occhi, nelle loro risate, nei loro abbracci improvvisi, che ritrovo ogni giorno il senso di questa scelta. Questo viaggio mi ha messa alla prova, mi ha scavato dentro, mi ha regalato parti di me che ancora non conoscevo.
Il mio cuore era già partito.
E oggi sa di essere, finalmente, a casa.
Francesca, operatrice volontaria di Servizio Civile Universale nella Repubblica Dominicana

