Da quando sono arrivata a Orocovis ho notato una cosa curiosa: piove spesso, molto più di quanto mi aspettassi, eppure l’arcobaleno si vede raramente.
All’inizio mi chiedevo il perché. Poi, dopo quasi quattro mesi trascorsi qui, credo di aver finalmente trovato una risposta. L’arcobaleno non appare nel cielo perché, in questo posto, è già ovunque intorno a noi. L’arcobaleno sono le persone, con il loro modo diretto e caloroso di accoglierti fin dal primo giorno. È la musica che accompagna i momenti di festa e quelli più semplici della quotidianità. È il cibo, che racconta una cultura fatta di condivisione, tradizioni e sapori intensi. Sono i luoghi che vedo ogni giorno: la natura rigogliosa, le montagne verdi, i fiumi, e le spiagge paradisiache che sembrano uscite da una cartolina.
Orocovis è un posto pieno di vita e di varietà, capace di sorprendere continuamente. Qui tutto è diverso, ma allo stesso tempo incredibilmente familiare. È un luogo che accoglie tutti con un’allegria autentica e spontanea, la stessa con cui ha accolto me. In questi primi mesi ho imparato che non serve cercare l’arcobaleno dopo la pioggia, quando si vive in un posto che riesce a essere, ogni giorno, un insieme di colori, persone ed emozioni.
Questa sensazione di varietà e accoglienza si riflette anche nelle mie giornate a scuola, che raramente sono tutte uguali. Ogni mattina entro in classe senza sapere esattamente cosa mi aspetterà, ed è forse proprio questo uno degli aspetti più belli dell’esperienza. Lavoro con bambini molto piccoli, come quelli di quattro anni, e con altri più grandi, ognuno con il proprio carattere, i propri tempi e il proprio modo di stare al mondo. Tra loro c’è anche un bambino con disturbo dello spettro autistico, che mi ha insegnato quanto sia importante osservare, ascoltare e imparare a comunicare anche senza parole. Altre volte mi capita di affiancare i maestri durante attività diverse dal solito, come quando portano le classi nell’orto scolastico. In quei momenti la scuola esce dalle aule e diventa esperienza diretta: mani nella terra, domande spontanee, curiosità che nascono senza essere programmate. E poi ci sono le sostituzioni, che mi portano ogni volta in una classe diversa, dalle elementari alle superiori.
Cambiano i volti, le età, le dinamiche, ma resta sempre la sensazione di far parte, anche solo per qualche ora, della quotidianità di questi ragazzi. Il pomeriggio il ritmo rallenta, ma non l’energia. Con il doposcuola arrivano altri momenti di condivisione: l’aiuto compiti, lo sport, le conversazioni in inglese che spesso diventano scambi spontanei di storie, risate e curiosità reciproche. È in queste ore che mi rendo conto di quanto il confine tra insegnare e imparare sia sottile. Spesso sono io la prima a tornare a casa con qualcosa in più. Ci sono poi le giornate speciali, quelle degli eventi scolastici, dei tornei sportivi o dei saggi. In quei momenti la scuola si trasforma in un luogo ancora più vivo, rumoroso, pieno di movimento.
Noi volontari diamo una mano dove serve, dalla logistica alla gestione degli ingressi, fino alla vendita di cibo e bevande. Sono giornate intense, stancanti, ma incredibilmente coinvolgenti, in cui il senso di comunità si percepisce più forte che mai.
Vivere e lavorare a Orocovis significa anche imparare ad adattarsi. Non ci sono mezzi di trasporto, tutto è lontano, e spesso per spostarsi serve pazienza o l’aiuto di qualcuno. Ma forse è proprio questa lentezza forzata che ti insegna a guardarti intorno, a dare valore ai piccoli gesti, alle relazioni quotidiane, ai momenti semplici che altrove passerebbero inosservati.
Dopo questi primi mesi posso dire che questa esperienza mi sta insegnando molto più di quanto immaginassi. Mi sta insegnando a essere flessibile, presente, aperta all’imprevisto.
Mi sta insegnando che sentirsi a casa non dipende da un luogo preciso, ma dalle persone che incontri e da come scegli di vivere ciò che ti viene offerto.
E forse è proprio questo il regalo più grande che Orocovis mi sta facendo: mostrarmi che, anche quando piove spesso e l’arcobaleno non si vede, i colori possono essere ovunque,
basta imparare a riconoscerli.
Sofia, operatrice volontaria di Servizio Civile Universale a Porto Rico

