Mi sento di dover riflettere fino a questo punto su ciò che ho vissuto e sto vivendo.
Sono partito il 16 settembre con l’obiettivo di vivere un’esperienza fuori dalle mie abitudini. Sono partito senza risposte, ma con tante domande.
Ho visto una stella lontana e mi sono detto “ma sì, la seguo”. Non so se la raggiungerò, non so se la rotta è giusta o se è solo una follia.
Appena sono arrivato sono stato accolto dalle suore come mai mi era capitato prima. Le bambine e le ragazze un po’ diffidenti, ma abituate ai volontari. Con loro è come stare sulle montagne russe, ti devi ogni giorno conquistare la discesa adrenalinica.
Dopo 5 mesi in cui sono successe un milione di cose, ancora non so se la rotta è giusta ma ho scoperto che non è una follia.
Sto vivendo a pieno la comunità e una vita con le suore fuori dai miei canoni. Sto vivendo con persone che camminano piano e che sorridono alla vita quando arriva il giorno. Sto affrontando le difficoltà del mondo esterno e provando a conquistare la fiducia delle persone che incontro, ma sto affrontando soprattutto me stesso. Sto imparando attraverso l’insegnamento e insegnando attraverso l’apprendimento. Sto passando momenti di scoperta come fossi un bambino. In questo mio vagare troverò le risposte ma sempre con una domanda che mi avanza perché una cosa l’ho capita… ovunque andrò troverò qualcuno che mi dirà “ma tu della vita che ne sai?”.
Mi è stata dedicata una frase molto bella che fa “il vero viaggio di esplorazione non consiste nell’andare alla scoperta di nuovi paesi, ma nel sapere vedere la realtà con occhi nuovi”.
Simone, operatore volontario SCU in Madagascar

